arno faravelli

arno faravelli

La torre, con ogni probabilità non faceva parte della cinta muraria, ma come costruzione difensiva autonoma, sia essa pure integrata con le altre del luogo. Fu costruita in pietra, dall'aspetto massiccio ed imponente domina la valle Versa, ha un'altezza di 20 metri: Sulla sommità esiste un fregio in cotto che sottolinea la merlatura, sulla quale si appoggia un tetto a falde.

Mercoledì, 01 Maggio 2013 09:55

Castello di Golferenzo

Il Castello venne distrutto dai piacentini nel 1216. Successivamente alla ricostruzione fu venduto a Barnaba Belcredi nel 1691 con benepalacito del Re di Spagna Carlo II Duca di Milano, passò al Marchese Antonio Belcredi nel 1701. I Belcredi di Pavia lo tennerro sino all'estinzione dei feudi. Le vestigia del castello consistono in una torre situata in un edificio con numero civico 16 nei pressi della Chiesa.

Il castello è costruito in pietra locale a masselli ed è caratterizzato da una finestra posta alla sommità strombata nella parte superiore e difesa da una inferriata molto antica. La torre servì a lungo da prigione secondo la tradizione e nel suo interno furono rinvenuti ceppi di tortura.

Sabato, 20 Aprile 2013 10:15

Castello di Volpara

Nel centro abitato di Volpara, in posizione dominante si erge il castello sulla sommità di un colle. E' un edificio complesso, articolato su più corpi di fabbrica, con muro di sostegno a guisa di bastione lungo il lato ovest. Nella parte settentrionale sono evidenti tracce della cinta muraria. Il Castello risale presumibilmente all' XI secolo in quanto già citato in un documento del 1014 (donazione al Vescovo di Pavia). Del fortilizio originario si conserva l'aspetto compatto ed inacessibile sul lato sud ed ovest, nonchè l'impianto murario del basamento a scarpa.

 

 

 

Nella poderosa torre del castello di Romagnese, costruita in pietra locale, ha sede un museo di arte e civiltà contadina montana di Romagnese, che contiene attrezzi agricoli di uso comune, utilizzati nel passato, dai contadini locali che praticavano un'agricoltura povera e difficile, atta ad un parco sostentamento famigliare, dato che il territorio del Comune di Romagnese è sito sulle alte pendici dell'Appennino dell'Oltrepoò Pavese. Si coltivavano e si coltivano cereali e foraggi e si fabbricavano prodotti meccanici.

Volpedo pur come territorio non è parte dell'Oltrepò Pavese bensì di quello Alessandrino, si trova però a pochi chilometri da Rivanazzano, al turista che ama la cultura, consiglio spassionatamente la visita dello studio del celeberrimo pittore divisionista Giuseppe Pellizza da Volpedo, costruito all'epoca con canoni moderni, la luce proviene dall'alto, dal lucernario a vetri, come i moderni atelier fotografici. Lo inserisco nel tour culturale come omaggio a Giuseppe Pellizza che amava e frequentava l'alto l'Oltrepò Pavese che spesso raffigurava ed immortalava nei suoi dipinti.

In Piazza Cagnoni, di Godiasco vi si trova il Museo di arte contemporanea, del legno e della mineralogia che contiene materiale artistico ed etnografico.

Orario estivo 1° e 3° SABATO DEL MESE dalle ore 15 alle 18

Orario invernale  1° SABATO DI OGNI MESE dalle ore 15 alle 18

Tel 0383/940546

Maria Maddalena Rossi, nata nel Comune di Codevilla il 29 Settembre 1906, muore a Milano il 17 Settembre 1995, lascia alla sua morte al comune oltrepadano la sua raccorta di opere di pittori contemporanei che collezzionava ed amava. Maria Maddalena Rossi nata da famiglia benestante, si laureò in Chimica nel 1930 all'Università di Pavia e trovò lavoro in Milano nel 1937, aderì al PCd'I clandestino dove militò nella lotta antifascista. Nel 1942 venne arrestata dalla polizia fascista a Bergamo e condannata al confino a Sant'Angelo in Vado fino al 25 Luglio 1943. Poi si trasferì a Zurigo dove continuò a lavorare per il partito. Nel 1944 ritornò a Milano e fece parte della redazione de L'Unità  ancora giornale clandestino, entrò a far parte della Commissione Stampa e Propaganda della Direzione Alta Italia del PCI. Nel 1946 fu eletta all'Assemblea Costituente della Repubblica Italiana e si battè per superare l'articolo della Costituzione che vietava alle donne di accedere ai gradi più elevati della Magistratura, Diverrà Presidentessa dell'Unione Donne Italiane. Fu rieletta deputata nella I II e III Legislatura e nel 1963 non si ricandida alla Camera, si trasferisce a Porto Venere dove nel 1970 diverrà Sindaco di quel comune. La sua collezzione è visitabile nella sede del Municipio di Codevilla e comprende opere di Guttuso, Mafai, Salvadori, Cagli, Robert Carrol, Afro Basaldella ecc. 

APERTURA SOLO SU PRENOTAZIONE Tel. 0383/373123

Giovedì, 18 Aprile 2013 15:29

Museo del cavatappi di Montecalvo Versiggia

"Cavare i tappi" non significa necessariamente "sbottigliare" e non è il gesto che si compie per aprire una bottiglia, ma esso è simile ad un rito per fare onore ai piaceri della tavola e della vita, un'operazione esatta e meticolosa, insomma un' arte per liberare la gioia di vivere. Montecalvo Versiggia in alta Valle Versa si trova al centro della terra del "Pinot Nero"uomini che coltivano , da tempo immemorabile la vite, e che da sempre imbottigliano e che lo sanno bere. L'origine del cavatappi sembra risalire alla meta del 1400 ed e legata alla produzione delle armi. Infatti si sostiene che il cavatappi derivi dalla verga attorcigliata a spirale per estrarre le palle di piombo incastrate nelle bocche dei cannoni e per recuperare la stoppa impiegata per pulire le canne delle armi. L'armeria inglese Messrs Holtzapffel nel 1680 ottenne il brevetto per fabbricare questo ferro per le armi, produceva, a riprova della tesi, anche cavatappi. Così altri fabbricanti di armi, fabbri e piccoli artigiani iniziarono a studiare ed a produrre "viti per bottiglia" Secondo altri , il precursore del cavatappi fu un punteruolo per botte, una pala d'altare del 1450 circa, raffigura una suora che con questo strumento spilla il vino da una botte. Dopo la metà del Seicento, con l'uso di invecchiare il vino in bottiglia, nasce la recessità di un oggetto per stappare la bottiglia, il cavatappi. Nel 1795 il reverendo Samuel Henshall ottiene in Inghilterra il primo brevetto di cavaturaccioli favorendo il passaggio dalla produzione artigianale a quella in serie. Il cavatappi è un oggetto indispensabile e presente in ogni cucina di tutte le case, le classi agiate possedevano tali strumenti costruiti da artigiani orafi in oro od altri materiali preziosi. I tappi di sughero non servono solo per tappare le bottiglie di vino ma bottiglie di birra, aclcolici, boccette di profumo, medicinali, inchiostro. Il Museo che è unico in Italia, raccoglie diversi esemplari di cavatappi, un video ed una audioguida al museo del cavatappi posto sia al piano terra che al primo piano dell'edificio e conta, raccolti circa 200 esemplari.

Il Museo del cavatappi è sito in un vecchio edificio annesso alla chiesa parrocchiale di Sant'Alessandro.

Per visite telefonare all'Ufficio Comunale di Montecalvo Versiggia Frazione Crocetta tel. 0385/951008

Nella piccolissima Frazione di Ca del Fosso nel Comune di Montalto Pavese con 55 abitanti è sede di un museo di civiltà contadina che raccoglie attrezzi agricoli del passato impiegati in particolare nella coltura della vite, che è caratteristica tipica legata alla produzione del vino dell'Oltrepò Pavese.

Il Museo Etnografico è articolato in 15 sezioni più un'ampia zona dedicata agli antichi trattori e macchine agrigole. La sede è in Comune di Portalbera in Via Stradella e sono serviti 10 anni per completare la raccolta e due per catalogarla, sono serviti svariati mesi per mettere in ordine più di 120 trattori e macchine d'epoca é adibito a museo un doppio capannone che è qualcosa di straordinario soprattutto perchè interamente privato. Non si poteva specare questo patrimonio di storia e di cultura, il museo nasce per l'intuizione e la passione di un imprenditore milanese originario di Gonzaga nel mantovano Franco Leoni con i nonni originari di Portalbera e che sovente da bambino li vedeva lavorare nei campi.

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