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La valle dell' Eco

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Itinerario pubblicato con la collaborazione dell'Associazione La Pietra Verde.

Il percorso, ha inizio da un caratteristico paese: San Ponzo Semola (308 m. s.l.m.), posto alle pendici del Monte Vallassa (752 m. s.l.m.) sulla sponda sinistra del torrente Staffora.

Attraversato il paese, si prosegue su strada sterrata per circa 2 Km fino a giungere alle Grotte di San Ponzo (580 m. s.l.m.), questi anfratti, scavati nei milioni di anni dalle infiltrazioni dell’acqua, hanno formato alcune cavità di notevoli dimensioni, permettendo addirittura la costruzione di una piccola chiesetta all’interno di una delle grotte, luogo dove l’omonimo Santo, scelse di vivere, tra questi boschi, come eremita.

Proseguendo lungo il percorso si costeggia, attraversando boschi di castagno secolari il Rio Semola, dove si possono osservare le arenarie del M. Vallassa, rocce deposte in milioni di anni che rappresentano un libro da sfogliare e scoprire. Si possono infatti "vedere" i depositi e i fossili lasciati dal mare quando era “tranquillo” e i fini sedimenti che si depositavano lentamente nel fondale, oppure cosa trasportavano a riva le tremende tempeste che di tanto in tanto sconvolgevano la vita tranquilla degli organismi che popolavano la costa. Procedendo in leggera salita, si giunge alla Sorgente dell’Arsazza, si devia a destra e si raggiunge in circa 20 minuti la frazione di Serra del Monte.

Poco prima della frazione, si incrocia un’antica Via del Sale, denominata: "La Via del Mare", sentiero che unisce la città di Tortona alla splendida insenatura di Portofino (circa 4 giorni di cammino), percorso che collegava la Pianura Padana e il Mar Ligure scavalcando l’Appennino, all’epoca in cui il sale valeva più per la conservazione dei cibi che per la sua capacità di insaporirli.

La morfologia delle valli che dal crinale appenninico scendono fino alla pianura padana, genera a sua volta ambienti con caratteristiche spesso molto diverse. La vita animale e vegetale risponde a sua volta a questa varietà di ambienti, con appositi adattamenti e riunendosi in comunità con caratteristiche peculiari. L’osservazione dei tipi forestali (i boschi) presenti sul territorio e della loro distribuzione risulta essere un ottimo esempio per comprendere questa condizione.

Compiendo uno spostamento dalla pianura verso le montagne, potremo osservare specie arboree diverse, riunite in tipi forestali diversi.

In pianura e nelle zone collinari troveremo boschi di roverella (la quercia più diffusa nei nostri ambienti), cui spesso si uniscono il carpino nero e l’orniello, a volte formando essi stessi tipi particolari di bosco. Su versanti esposti a NW, quindi più freschi, in sostituzione dei tipi precedenti troviamo castagneti di origine antropica, ormai deperienti. Oltre il piano collinare, superati i mille metri di altitudine, querce, castagni, frassini e carpini lasciano spazio al faggio; quest’ultimo forma boschi puri, tipici della nostra catena appenninica.

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